"Se il mare è azzurro...è anche merito della flotta gialla"

29 Novembre 2016 – Inaugurata la mostra: “Bahar: una missione ambientale – Pace e solidarietà per la difesa del Mediterraneo a 10 anni dalla missione in Libano”, realizzata dalla Fondazione UniVerde, in collaborazione con la Società Geografica Italiana, il Corpo delle Capitanerie di porto – Guardia Costiera e in partnership con il Consorzio Castalia.
Ad intervenire Alfonso Pecoraro Scanio, Presidente della Fondazione UniVerde; l’Ammiraglio Ilarione Dell’Anna, Vice Comandante Generale del Corpo delle Capitanerie di Porto – Guardia Costiera; Filippo Bencardino, Presidente della Società Geografica Italiana, l’On. Serena Pellegrino, Vice Presidente della Commissione Ambiente della Camera e Lorenzo Barone, Direttore del Consorzio Castalia.

In esposizione le foto più significative della missione ambientale “Bahar” (“mare” in arabo), organizzata dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare e realizzata dalla Guardia Costiera con lo scopo di coordinare le operazioni di monitoraggio, bonifica e disinquinamento nell’ambito del disastro ambientale causato dallo sversamento in mare di olio combustibile denso occorso in Libano a causa del bombardamento della centrale termoelettrica di Jieh, a sud di Beirut, avvenuto durante gli atti di guerra del 13 e 15 luglio 2006.
In quella occasione, il Ministero dell’Ambiente italiano, diretto da Alfonso Pecoraro Scanio, è stato il primo, tra quelli dei Paesi occidentali, ad accogliere l’appello lanciato dal Ministero dell’Ambiente libanese alla comunità internazionale, intervenendo con una nave e struttura operativa della flotta convenzionata di Castalia Consorzio Stabile S.c.p.A.
Grazie alla collaborazione con la Guardia Costiera e al supporto tecnico-scientifico degli enti APAT e ICRAM (successivamente accorpati nell’ISPRA), delle ARPA regionali dell’Emilia-Romagna, Toscana, Liguria e Sicilia, specializzate nel disinquinamento delle aree costiere, il Ministero riuscì a portare in Libano gli uomini più preparati e le migliori esperienze italiane nel campo del disinquinamento marittimo.
Era il 12 settembre 2006 quando la nave “Peluso” della Guardia Costiera italiana salpò da Messina alla volta di Beirut con l’obiettivo primario di minimizzare il danno ambientale e ripristinare l’ecosistema. L’attività operativa, svolta in acque territoriali libanesi, ha avuto inizio il giorno 21 settembre 2006 (l’unità è giunta a Beirut il pomeriggio del 20) e si è prolungata fino al giorno 25 novembre, data della partenza dal porto di Beirut, per rientrare in Italia il 29 novembre 2006.
«La Guardia Costiera svolse un ottimo lavoro per la riqualificazione dell’ecosistema marino – racconta Alfonso Pecoraro Scanio – e, nel giro di pochi mesi, riuscì, anche grazie al supporto di Castalia e all’intervento di Greenpeace, a mettere in sicurezza la costa. Dimostrammo che si potevano usare strumenti civili per la tutela ambientale e il grande valore dell’operazione fu riconosciuto dal Governo libanese.
Dopo dieci anni resta l’unica missione ambientale italiana all’estero e speriamo diventi un buon esempio di cooperazione internazionale. L’instabilità delle coste mediterranee si è accentuata, i grandi temi della tutela del mare e dell’inquinamento sono passati in secondo, terzo piano mentre i rischi di incidenti legati ai conflitti aumentano come nel caso del bombardamento in Libano.
Il Mediterraneo è uno dei mari più trafficati con un transito di petroliere tra i più intensi al mondo e con la maggiore quantità di catrame pelagico del pianeta e necessita di un’operazione di protezione civile internazionale».
Per l’Ammiraglio Ilarione Dell’Anna: «Ricordare l’operazione “Bahar”, a distanza di dieci anni, è anche celebrare il grande impegno delle componenti aerea, navale e subacquea che per la prima volta si sono trovate ad operare direttamente in quella che non è stata una semplice esercitazione ma un vero disastro ambientale in territorio estero. Una missione che ha fatto emergere anche le grandi competenze nel campo del disinquinamento e del ripristino dell’ecosistema marino la cui salvaguardia è obiettivo fondamentale del Corpo delle Capitanerie di Porto – Guardia Costiera».
«Devo purtroppo ricordare  – afferma l’On. Serena Pellegrino – che ci sono stati altri episodi in cui un intervento italiano, come quello della missione Bahar, era più che necessario, all’insegna della cooperazione internazionale. La missione Bahar ci ricorda che c’è da tempo il “know how” e le competenze per poter intervenire laddove il nostro ecosistema marino sia compromesso o minacciato da inquinamenti. Il Mediterraneo è un mare sostanzialmente chiuso e per questo è molto più delicato e va tutelato con tutti gli strumenti sia preventivi che di disinquinamento».
Per Lorenzo Barone: «Il nostro fu un intervento tecnico di bonifica del fondale antistante la centrale elettrica di Jieh a mezzo utilizzo di ROV dedicati ed effettuato a seguito di una campagna di caratterizzazione attraverso la quale si è ottenuta una mappatura di dettaglio.
Successivamente si è quindi provveduto ad avviare le operazioni di bonifica del litorale tramite sorbonatura e recupero manuale dei rifiuti e materiali tossici dal fondo marino con l’assistenza di operatori subacquei ed isolamento griglie di raffreddamento della centrale. La mappatura finale del fondale, eseguita ad ultimazione delle operazioni, ha confermato che l’intervento è stato efficacemente eseguito e anche il Governo libanese espresse la propria soddisfazione per l’attività effettuata e la qualità dei servizi resi».